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Full text of "In memoria di Giovanni Grilenzoni per Ludmilla Assing"

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IN MEMORIA DI 
GIOVANNI 
G RI LENZON I 
PER LUDMILLA 

ASSING 

Ludmilla Assing 



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IN MEMORIA 




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LUDMILLA ASSING 



GF.\OVA 186S 

Stabilimento degli Artisti Tipografi 
Piazzetta Serra, N. 5, Tirino a Campetto. 



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IN MEMORIA 

DI 

GIOVIMI GR1IM0NI 

PER 

LUDMILLA, ASSING 




GENOVA 1868 

Stabilimento degli Artisti Tipografi 
Pianeti* S«rra, N. 5, Ticino a Campetto. 



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« Agli amici appartiene il privilegio del dolore 
il più profondo della perdita » disse Goethe da- 
vanti una tomba venerata , e questo mesto privi- 
legio é nostro in riguardo al degno ed illustre 
patriotta, che ci ha rapito la morte, ma che vivrà 
sempre nei nostri cuori , fintanto che viviamo noi 
stessi, che abbiamo avuta la fortuna di conoscerlo. 
« Era nostro ! » deve dire con orgoglio il partito 
repubblicano, di cui Giovanni Grilenzoni ornava le 
file con costanza e fervore , e di cui abbracciò i 
principi! con spontanea ispirazione , egli , che nato 
in seno di una famiglia privilegiata per nobiltà e 
per ricchezza , era stato educato in tutt* altre idee. 
Ma il suo spirito imparziale e giusto, il suo cuore 
buono e generoso, rigettò energicamente i pregiu- 
dizii e l'egoismo glaciale della sua classe, per darsi 
con tutta l'anima alla difesa degli oppressi, alla li- 
berazione della sua patria. « Era nostro! » deve 
dire con orgoglio V Italia piangente , per la quale 
lavorò con una rara attività la sua vita intiera. Fino 



i suoi avversarli politici saranno obbligati di rispet- 
tarlo e di riconoscere le sue grandi e molte virtù , 
delle quali diede lungo e splendido esempio. 

A chi pretende che gli Italiani di oggi siano tutti 
tigli di Macchiavelli , citeremo la nobile e degna fi- 
gura di Giovanni Grilenzoni, per contradirli, perché 
lutti che ravvicinarono possono testimoniare che non 
esisteva carattere più schietto, più sincero, più franco 
del suo. Ogni sua parola era l' espressione della sua 
anima , e veniva direttamente dal cuore. Onesto e 
generoso , pensava sempre più agli altri che a sé 
stesso; acceso di santo entusiasmo per i suoi doveri 
di Italiano e di cittadino, esercitava, senza vantarsi 
mai, una grande influenza sul suo partito. Ai doni 
di un intelletto coltissimo, univa V educazione la più 
distinta, dei modi cavallereschi ed amabilissimi, ed 
uno spirito lieto ed acuto, sempre vivace. 

Darò alcuni cenni biografici sopra di lui, dei quali 
una gran parte li so dai suoi proprii racconti. 

La nobile famiglia dei Grilenzoni deriva di Ferrara, 
ed è antichissima. Nei documenti ed archivi si tro- 
vano già dei Grilenzoni nell'anno 1260. Si dice che 
un Grilenzoni è stato in relazione con Tasso e colla 
Principessa Eleonora d'Este. Fu cogli d'Este poi che 
la famiglia si stabili anch'essa nel ducato di Modena, 
dove il nome si trova spesso; nella piccola città Fi- 
nale di Modena la maggioranza degli abitanti si 
chiama Grilenzoni. L'avo di Giovanni fu fatto Conte. 

Il suo padre , Conte Bernardino , che si chiamò 
-Grilenzoni Faloppio, era un uomo degnissimo, ma 



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— 5 — 

devoto all' ancien régime, come pure al culto della 
religione cattolica. Non avendo molto altro da fare, 
nella sua vita di gran signore, andava parecchie 
volle al giorno alla messa; la sera spesso si divertiva 
al teatro, ed ebbe per più di trenta anni l'abitudine 
di visitare ogni giorno per una mezz'ora una signora 
di sua conoscenza, trattenendosi con essa in spiritosa 
conversazione. Era molto in favore del Duca di Mo- 
dena Ercole III, e gli portò un grande e fedele af- 
fetto. Quando nel 1796 quel principe fu cacciato 
dal trono dai Francesi, e fuggi, ne era molto afflitto 
il Conte Bernardino, e non smetté la speranza del 
suo ritorno. Giovanni si ricordava che quando era 
fanciullo, suo padre dava talvolta l'ordine, che si le- 
vassero dagli armadii le sue belle uniformi di corte, 
riccamente ricamate, per portarle al sole e per 
ribatterne la polvere. — A che prò tutto ciò? gli 
chiese allora il figlio , dacché oramai non sarebbe 
più occasione di portarle? — Ma il conte Bernardino 
rispose sempre, che non si poteva sapere mai, e che 
i tempi potevano mutare. — Dopo infatti, finita 
T invasione francese , tornò per opera delle armi 
austriache il nipote di Ercole, il Duca Francesco IV, 
venuto al trono per via della rinunzia di Beatrice 
d'Este; egli, fra tanti tristi atti, che la storia anno- 
vera di lui , commise anche quello di richiamare i 
gesuiti nei suoi Stati. Il conte Bernardino andò a 
corte di nuovo. 

Giovanni nacque il 6 aprile 4796 a Reggio d' E- 
milia. Sua madre, Contessa Scaruffi , era d' indole 



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— 6 — 

buona ed eccellente e da lui teneramente amata. 
Egli ebbe un fratello , maggiore di lui di tre anni, 
ed una sorella, che sposò più tardi il conte Sauli di 
Forlì. 

I moti della libertà e della sua oppressione si 
intrecciavano nelle prime memòrie di Giovanni. Dal 
tempo dei Francesi era eretta sulla piazza grande 
di Modena una statua della libertà col beretto frigio 
in capo. Dopo, fu disfrutta dagli Austriaci, e Gio- 
vanni si rammentava di aver assistilo, un fanciullino, 
che era allora, sulle braccia della bambinaia, questo 
spettacolo, che Io commosse a tal punto, che si mise a 
piangere dirottamente, sclamando: « Povera puttina, o 
povera puttina! » e niente poteva consolarlo. E ancora 
da vegliardo si ricordava della bella statua della libertà 
oltraggiata , in mezzo alle uniformi bianche degli 
odiati Austriaci e delle loro sciabole nude, che splen- 
devano al sole. 

Giovanni ebbe una felice gioventù con tutti i van- 
taggi e piaceri, che gli procurava il suo rango. I 
suoi genitori P amavano con grandissimo affetto ; il 
suo padre mise a sua disposizione somme conside- 
revoli, che poteva spendere liberamente come gli 
piaceva meglio , lo associava al teatro , pel quale 
aveva una grande passione ; si acconsentiva a tutti 
i suoi desideri giovanili. Fino ad una certa età, il 
padre lo costrinse di osservare i digiuni che pre- 
scrive la chiesa, ma appena adolescente, gli era con- 
cesso di fare tutto ciò che voleva. 

Ma ad un tratto, questa bella libertà trovò il suo 



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limite: Giovanni, a 17 anni, si innamorò di una 
graziosa e buona giovane, ed essendo corrisposto nel 
suo affetto , le promise di sposarla , se i suoi geni- 
lori gli dessero il loro permesso. Ma quelli combat- 
tevano con violenza un tale matrimonio, ed appel 
landosi al cuore del figlio, dichiaravano che li farebbe 
morire di dolore, morire di dolore perchè — la giovane 
non era Contessa! — Giovanni, che, dopo aver studiato 
prima le matematiche a Reggio, era allora alunno al 
Collegio militare di Modena, dove imparava il genio 
e l'artiglieria, non vide altro, che di sottomettersi pel 
momento alla volontà dei genitori, ma si proponca di 
tenere la sua promessa, malgrado lutti gli ostacoli, 
subito quando sarebbe nominato ufficiale, e sarebbe in 
conseguenza indipendente nelle sue azioni. Ma fino a 
queir epoca passava molto tempo , e la separazione 
affievoliva la passione. Non tutti gli amori sono 
eterni, e talvolta fioriscono ed appassiscono cosi ra- 
pidamente come la bella vegetazione d' Italia. Il suo 
Collegio fu sciolto dopo la caduta di Napoleone I, 
e Giovanni entrò nella formazione del battaglione 
Estense. Insomma quando egli ebbe la sua patente 
di luogotenente ed indossò per la prima volta la 
divisa di ufficiale , V affetto era appassito dalle due 
parti, e non e* era più bisogno di matrimonio, ed i 
genitori non avevano più bisogno di morire di di- 
spiacere. 

Il giovine ed amabile Conte fu ammirato e ri- 
cercato da tutte le signore, che Io distinsero in ogni 
maniera; infatti aveva tutto per piacere alle donne, 



per suscitare sentimenti profondi di tenerezza e di 
passione : possedeva insieme con un esteriore bello 
ed attraente , questi doni delio spirito e del cuore, 
che sono irresistibili. Era buono, senza pretensioni, 
modesto , e ricco di talenti , entusiasta per tutto il 
buono ed il bello. Suonava sei strumenti, prima il 
violino , pel quale aveva una grande passione , poi 
T oboe, il fagotto , il corno di caccia e il corno in- 
glese; si provò pure sul flauto , ma si distinse spe- 
cialmente sul clarinetto. Timido, ripeteva prima sol- 
tanto di nascosto nella sua camera le ariette , che 
sentiva eseguire al teatro; ebbe una voce bellissima 
di tenore e del genio innato per la musica; cantava 
con tale espressione drammatica, che tutti che lo 
sentivano, rimasero nelF ammirazione. Aveva talento 
anche per la medicina, si distinse nel ballare e nel 
cavalcare, aveva talento anche per le lingue, e par- 
lava perfettamente il francese e l'inglese, come pure 
un poco il tedesco. 

Ma pensieri più serii si impossessarono della sua 
anima. Amava 1* Italia e la vide divisa ed infelice. 
Era l'epoca disgraziata, in cui non si poteva servire 
la patria che cospirando, in cui il patriottismo do- 
veva nascondersi come un crimine , in cui giovani 
ferventi e generosi formavano le società segrete, e 
fioriva la Carboneria, ed altre associazioni simili. 
Cosa valevano a Giovanni il suo casato, le sue ric- 
chezze, le soddisfazioni dell* ambizione, i privilegi e 
piaceri di cui godeva, quando guardava le sventure 
dell' Italia ! Il pensiero di doveri sublimi verso la 



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patria diletta , illuminava la sua mente ; non badò 
al rischio immenso, era pronto ad ogni sacrificio, 
dovesse anche costargli la vita; segui la via che gli 
additò la sua coscienza. 

Già si era dimesso dal suo posto militare. Entrò 
nella Società dei Carbonari e in quella dei Maestri 
Perfetti Sublimi. Queste società segrete furono perse- 
guitate dai governo ducale colla più grande ferocia. 
I membri di esse , scoperti , erano minacciati della 
pena di morte, come anche i padri che non avessero 
denunziati i figli, o i figli che non avessero denunziali 
i padri. Fu allora che il Grilenzoni si legò in amicizia 
intima col Sacerdote Giuseppe Andreoli di Correggio, 
povero martire , di cui la fine tragica é stata 
illustrata nella bellissima opera di Atto Vannucci : 
« / martiri della libertà italiana ». Il Grilenzoni era 
presente, quando TAndreoli fu ammesso fra i mem 
bri della Società dei Carbonari nella casa dei dottori 
Carlo e Giuseppe fratelli Fattori a Reggio. In que- 
st' occasione solenne V Andreoli pronunziava un di- 
scorso fervido ed eloquente. « Se viene V ora della 
rivoluzione, chiamatemi » ; disse fra altre cose, 
« e se io anche fossi all' altare , chiamatemi ; scen- 
derò dall' altare , per unirmi a voi! » — Andreoli 
era bello, aveva una fìsonomia simpatica, ma il suo 
collo era straordinariamente piccino e gracile. Udendo 
le sue parole, il Grilenzoni disse scherzando all'orec- 
chio d'un suo compagno: « Oh, se vogliono tagliare 
il collo a questo, basta un temperino! » — 1 gio- 
vani arditi di questi tempi, affrontando tanti peri- 



coli sotto un dispotismo crudelissimo , erano a vezzi 
a scherzare colla morte, sfidandola ogni giorno con 
serenità. Ma quando più tardi , il tiranno iniquo 
FraiiC**tfi Fordinapdo IV fece tagliare davvero la testa del po- 
vero Andreoli sul patibolo, allora il Grilenzoni si 
rammentò con commozione profonda e con racca- 
priccio dello scherzo mezzo profetico! — 

Il Grilenzoni era un cospiratore zelantissimo; egli 
ed i suoi compagni sceglievano di preferenza pei loro 
convegni clandestini la sua casa paterna, perché il 
vecchio Grilenzoni godeva tanto favore e tanta stima 
alla corte ed era noto come fidatissimo alla fami- 
glia ducale. Cosi la sua casa era senza sospetto ed 
offriva la maggiore sicurezza, e i giovani amici la 
chiamavano « la casa sacra ». 

Nell'anno 1820 il Grilenzoni fece un viaggio nelle 
Romagne ed a Napoli per preparare la rivoluzione, 
per la quale si lavorava, e spiegò dappertutto un'at- 
tività e un coraggio instancabile. Propagava la Car- 
boneria in Como , in Modena, in Reggio , ed il suo 
zelo si accresceva coi pericoli. Nell'anno 1821 poi 
andò a Cremona , per cospirare anch' ivi per la pa- 
tria; e nel tempo libero si diverti ad eseguire nel 
teatro di Cremona, dove una rinomata compagnia 
dava grandi opere, la parte di primo clarinetto nell'or- 
chestra, ed era cosi forte e cosi pratico in questo , 
strumento, che si disimpegnò della sua parte colla 
più grande maestria senza che gli facesse la minima 
difficoltà. Era cospiratore ed artista Dell' istesso mo- 
mento ! 



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Più del padre, inclinava la madre di Giovanni alle 
sue idee e convinzioni , ma temeva sempre per la 
sorte del figlio, ed era in continua angoscia di ve- 
derlo punito severamente. Il governo ducale comin- 
ciava a sorvegliare rigorosamente il giovane ardito, 
come lo sorvegliò pure la polizia estera. 

Nel principio dell'anno 1821, la polizia modenese 
venne sulle traccia delle Società segrete. Nel febbraio 
cominciavano gli arresti in massa. Anche la « casa 
sacra » di Reggio non era più rispettata. Uua notte 
la polizia entrava nella casa paterna di Giovanni per 
cercarlo e per arrestarlo ; cercarono minutamente, 
cercarono in tutti gli angoli, cercarono fino nel pozzo. 
Per fortuna, Giovanni era fuori , ma i genitori pa- 
ventavano di vederlo tornare ad un tratto senza 
sospetto, e di vederlo cadere nelle mani degli sbirri. 
Otto guardie armate rimanevano in casa a sorve- 
gliare l'entrata. Un prete però che viveva da lunghi 
anni neìla famiglia Grilenzoni , e le era molto affe- 
zionato, trovava con molta astuzia, e malgrado que- 
sta sorveglianza, il mezzo di avvisare Giovanni del 
pericolo che lo minacciava. 

Giovanni , sul momento jwc poteva far altro che 
nascondersi da un amico, e poi da un altro , e da 
un altro ancora; per miglior sicurezza dovette spesso 
cambiar di domicilio, per non esser scoperto. Amato 
e stimato da tutti , trovò aiuto e ricovero dapper- 
tutto. Quando una sera, tardi e all'oscuro, avvilup- 
pato nel mantello di un suo servo, ed accompagnato 
da un amico, traversava la strada per mutar aJlog- 



— 42 — 

gio di nuovo , vedeva dietro di sé due donne che 

10 seguivano. E l una disse: « Li hanno presi tutti? » 
— « Si, rispose l'altra, sono arrestati tutti» eccetto 

11 Grilenzoni , che non hanno potuto trovare! » — 
Se sapessero, pensò egli, che il Grilenzoni cammina 
davanti a loro! — Infatti tutti. i suoi compagni, 
nove o dieci, cercati dalla polizia, erano arrestati 
senza eccezione, e nessuno poteva immaginarsi per 
qual felice caso egli era stato protetto. 

Otto giorni passavano in quel modo, e il Grilen- 
zoni sospettava al minimo rumore , ad ogni scam- 
panellata, di esser scoperto, e trascinato davanti ai 
giudici crudeli. Intanto preparava la sua fuga. L' a- 
mico ultimo , che nascose il Grilenzoni , aveva un 
tabarro bianco, che era allora la più elegante, e la 
più nuova moda di Parigi, e un secondo tabarro 
simile non esisteva in Reggio'; dunque V amico era 
riconosciuto per esso in tutta la città. Una mattina, 
il Grilenzoni si mise in carozza , avviluppato per 
bene in quei tabarro bianco, e si copriva la fronte 
col cilindro — in quest'epoca, altri cappelli non si 
portavano — ed essendo un freddo rigido, non po- 
teva suscitar sospetto il veder un uomo in tal modo 
accamuffato , e poteva esser preso benissimo per 
l'amico. Poi, un' intimo di quest* amico , che soleva 
sempre accompagnarlo come la sua ombra, prese 
l'altro posto nella carozza, e cosi si affrettarono a 
partire. La casa dell' amico era cinquanta passi in- 
circa distante dalla porta della città. Pareva che 
tutto andasse bene. Era la mattina di buon' ora ; i 



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— 13 — 

contadini venivano dai contorni per recarsi al mer- 
cato ; non incontrarono nessun altro. Se non che , 
appena avevano passata la prima parte della porta, 
vedevano alla seconda, due guardie in mezzo della 
strada, che fissavano attentamente la carozza. Ma in 
questo medesimo momento appariva dietro le guar- 
die un ciuco , caricato di molti pacchi ; le guardie 
inciampano nel ciuco, o piuttosto il ciuco inciampa 
nelle guardie; questi hanno da fare col ciuco, e in 
mezzo alla confusione , 1* amico che guida , dà la 
frusta al cavallo, che con impeto corse come un 
diabolo, e la carozza spari a tutti gli sguardi coll'a- 
lacrità del vento! E cosi i due compagni giunsero a 
Parma. 

Per ventura, il Grilenzoni, quando andò a Cremona 
F anno scorso, si era fatto vidimare il suo passaporto 
per Parma. La polizia, quando fece la perquisizione 
nella sua casa paterna, non aveva pensato di sequestrare 
le sue carte, e cosi la sua famiglia poteva fargli 
avere il suo passaporto avanti la partenza. Ora mu- 
nito di questo , domandava a Parma il visto per la 
Svizzera , che fu accordato senza difficoltà. L'amico 
intanto, si informava con cautela, se forse la polizia 
di Parma avesse ricevuto un avviso da Reggio di 
arrestare il Grilenzoni? Questo non fu; sapevano che 
si cercava di trovarlo , ma non erano giunti ordini 
espressi contro di lui. 

Proseguivano il loro viaggio fino a Piacenza. Al- 
l'arrivo costà, un cartello di teatro, affisso alle can- 
tonate , che annunziava la rappresentazione di una 



beli' opera per la sera, dava negli occhi del Grilen» 
zoni. « Se non v'erano ordini contro di me a Parma » 
disse air amico , « anche a Piacenza non ve ne sa- 
ranno probabilmente !» E — chi lo crederebbe ? i 
due giovani, invece di tenersi nascosti, andavano, con 
questa felice sbadatezza e leggi erezza, che è un privi- 
legio della loro età, allegramente al teatro! — Ma 
mancò poco che la passione del Grilenzoni per la 
musica lo gettasse in un pericolo serio. Appena en- 
trato, il Grilenzoni si imbattè in mezzo della Julia 
in un conoscente suo , cbe apparteneva anch' esso 
alle società segrete, e venne con vivacità a salutarlo. 
Il Grilenzoni si affrettò a fargli capire che non do- 
veva pronunziare il suo nome. Rifluendo meglio , 
egli e il suo compagno ritennero savio consiglio di 
non rimanere sino alla fine dello spettacolo ; e te- 
mendo che quel conoscente potesse commettere un'im- 
prudenza, gli dissero, licenziandosi da esso, che vo- 
levano proseguire il viaggio senza indugio la notte 
medesima ; però , tornando air albergo , si davano 
tranquillamente ad un sonno eccellente , fino alla 
mattina. Poi partirono per la Svizzera. 

Avanti di esser giunti a Chiasso, un giovane mu- 
sico di Como, suonatore del corno di caccia, a loro 
fece compagnia, e li pregò di voler prenderlo nella 
loro ventura; ciò che fecero. Egli passava spesso per 
questa strada ; stavolta i suoi compagni Y avevano 
preceduto per recarsi ad una festa a Lugano. Era 
conosciuto alla frontiera, ed il Grilenzoni ed il suo 
amico gli davano i loro passaporti per presentarli 



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insieme col proprio , alle guardie svizzere, e cosi 
tutto andò bene. Passato un po' di tempo, chiesero 
al musico, se avevano ancora a toccare la Lombar- 
dia? — « Oh no, punto, » rispose, « oramai siamo 
sullo suolo svizzero! » — Allora i due giovani Ita- 
liani non poterono frenare la loro gioia, e comincia- 
rono a rallegrarsi ad alta voce. Il musico fu stupito 
assai, e li fissò sospettoso. Prima erano stati attenti 
a celargli la loro situazione , ma adesso gli confes- 
sarono il vero , dicendogli che egli non era capace 
di farsi un' idea di ciò che si sente quando si é 
riesciti a scappare felicemente dalle mani della po- 
lizia! — Tristi tempi però quelli, ove i figli d'Italia 
i più devoti alla patria, dovevano rallegrarsi di ab- 
bandonarla e di trovar un rifugio nell* esiglio ! — 
Il musico fu quasi un po' spaventato, ma entrò con 
loro a Lugano, dove il Grilenzoni era destinato a 
trovare una seconda patria, che però non gli fece 
mai dimenticare la prima. 

Era dunque in salvo ! La signora Giuditta Sidoli 
di Milano , che avea sposato un Reggiano , incontrò 
una volta a Reggio, tornando dalla messa, sui gra- 
dini della Chiesa il Grilenzoni. Essa teneva qualcosa 
in mano. « Cosa tiene li? » le domandò, salutandola, 
il Grilenzoni. Erano imagini della Madonna consa- 
crate. La signora gliene dava una sorridendo, sapendo 
bene che il Grilenzoni non aveva fede in tale cosa, 
e lo pregava di portarla, se non altro, in memoria 
di leu « Si , » disse il Grilenzoni, « la porterò in 
memoria di voi » e la tenne sempre nel suo por- 



. — 16 — 

tafoglio. La signora rammentandogli più tardi que- 
sto fatto, osservava scherzando, che era stata Imma- 
gine della Madonna, che l'aveva protetto cosi mera- 
vigliosamente in tatti i pericoli , e nella sua fuga , 
rassomigliante ad un romanzo! — La signora Sidoli 
è una donna, che dimostrò sempre il più nobile pa- 
triottismo , non cambiò mai , e conobbe anch' essa 
più tardi Tesiglio, perchè nel 1831 ricamava con 
alcune altre signore la bandiera della rivoluzione, e 
la consegnava essa medesima con un discorso fer- 
vente sulla piazza. 

Il Grilenzoni non aveva ancora compiuto 25 anni, 
quando arrivò a Lugano. Nei primi tre anni delPe- 
siglio, viaggiò in Svizzera, in Francia, in Inghilterra 
e nel Belgio, poi tornò a Lugano. Cantava ivi alcune 
volte in chiesa come un angelo, e la sua bellissima 
voce insieme al sentimento, che esprimeva nel suo 
canto , fecero tanto effetto , che certamente i buoni 
Luganesi commossi fino al pianto , sentivano una 
pietà maggiore del solito in questo giorno. — A 
Londra l'impresario della grande opera italiana fece 
di tutto per convincerlo a farsi scritturare come 
primo tenore , ma il Grilenzoni , malgrado la sua 
passione per la musica, rifiutò. Studiava seriamente 
e con imparzialità i paesi che visitava, si occupava 
di letteratura e di scienze , d' arte e di politica , e 
serbava sempre nel cuore l'amore per l'Italia. Pro- 
vava molto affetto e molta amicizia ovunque. A 
Parigi specialmente incontrò molti compatrioti. 

Intanto il tribunale statario espressamente istituito 



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a Rubiera e composto di giudici corrolti , iniziava 
il processo contro i giovani cospiratori del ducato 
di Modena , tanto arrestati che fuggitivi , che ave- 
vano commesso il crimine di amare l'Italia! 

Nell'autunno del 1822, il Grilenzoni ricevette a 
Parigi una lettera di sua madre, che gli scrisse, che 
si aspettava alfine la pubblicazione della sentenza 
contro di lui e i suoi compagni, e che tutti spera- 
vano che nessuno di essi sarebbe condannato a 
morte. Lieto di tale notizia, il Grilenzoni desinava con 
una quindicina di altri amici italiani in una trattorìa 
di Parigi, di questa città, che alla superficie appare 
sempre bella e splendente e gaia. La comitiva era ani 
matissima e divenne più vivace ancora quando l'ec- 
cellente sciampagna spumeggiava nei bicchieri. C'era, 
una gara di allegria giovanile , di frizzi graziosi e 
spiritosi. Finito il pranzo, il Grilenzoni proponeva ai 
compagni , di fare una passeggiata sui Boulevard*. 
Avanti di giungervi, passando la rue Feydeau, la- 
sciava un momento gli amici, per informarsi in un 
gabinetto di lettura, dove si trovavano giornali ita- 
liani, se le sentenze di Modena erano pubblicate. Gli 
amici intanto 1' aspettavano di fuori. Ma alla prima 
occhiata, il giornale gli cadde quasi dalle mani, leg- 
gendo la sentenza dell' li settembre, e l'esecuzione 
dell'infelice Andreoli sul patibolo! L'allegria di poco 
fa si mutò allora in dolore straziante ed in com- 
passione profonda. La sua propria condanna non gli 
fece nessun effetto in questo momento, commosso 
com' era dalla sventura dell' amico. 



Il Grilenzoni era condannato in contumacia alla 
pena della morte mediante la decapitazione nella di 
ini effigie, alla confisca dei beni, e alle spese. Le 
colpe ascrittegli erano: 1. che verso la fine del 
1820 erasi ascritto alla Società dei Sublimi Maestri 
Perfetti, e 2. che Terso il principio del 1821 assi- 
slette al ricevimento in detta Società di Conti Fran- 
cesco e di Sidoli Giovanni, e in quella dei Carbo- 
nari dello stesso Conti, del dottor Flaminio Lolli, e 
di Don Giuseppe Andreoli. 

Pubblicata la sentenza crudele, si affissava un 
cartello, contenente la condanna, secondo l'uso di 
quel Tepoca, alla casa paterna del Grilenzoni a Reg- 
gio. Di ciò fu amaramente offeso il vecchio Conte 
Bernardino Grilenzoni : strappò con violenza il car- 
tello dal muro, sclamando, che qui era la sua di- 
mora, e non quella del figlio; e cosi dicendo, cacciò 
al diavolo gli impiegati ducali , che avevano ese- 
guito tal atto. — Da questo giorno in poi, non andò 
più mai a corte, e non ebbe più relazione colla fa- 
miglia ducale , né coi cortigiani. Era più padre che 
assolutista, ed amava caldamente il figlio, malgrado 
la diversità delie loro opinioni. Ora davvero era ve- 
nuto il giorno in cui non vestiva più i bei abiti ri- 
camati di corte, e non c'era più bisogno di por- 
tarli al sole per spolverarli! 

Giovanni fu parecchie volte visitato dai genitori 
a Lugano; il padre venne due volte, la madre an- 
cora più spesso. Pensarono anche di alienare i loro 
beni, per vivere in Isvizzera col figlio; ma il duca 
feroce lo vietò. 



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Quando il moto del 1831 scoppiò nelle Romagne, 
il Grilenzoni ne fa vivamente commoso, e andò in- 
sieme al conte Linati e altri emigrati italiani a Mar- 
siglia , per accorrere di costà in aiuto dei fratelli. 
La sua anima si accese a nuove speranze per 1* I- 
talia, ma le vessazioni del governo francese gli im- 
pedivano di giungere a tempo in Italia. Poi il moto 
falli, e il Grilenzoni tornò afflitto a Lugano. 

Altri dolori suoi, si univano a quelli cbe provò 
per la patria: perdette il fratello maggiore, poi il 
padre che mori nel 1833 di 73 anni , e alfine nel 
1837 la carissima madre sua, che morì ad un tratto 
in viaggio nel!' albergo della Pace a Bologna , nella 
età di 77 anni. 

A Soletta vide nel 1834 per la prima volta Giu- 
seppe Mazzini , che allora vi si tenne nascosto , e 
da quel giorno in poi , il Grilenzoni abbracciò con 
fervore le dottrine di quel genio potente di virtù e 
di luce. Si fece devoto intieramente alle idee del 
gran maestro , lavorò di continuo per la Giovine 
Jialia, e divenne V apostolo e V amico il più fedele 
di Mazzini. Stampò e spacciò molti scritti di lui 
clandestinamente in un tempo in cui ciò era azione 
arditissima. 

In Isvizzera il Grilenzoni era anche in relazione 
con Luigi Bonaparte , che allora viveva ivi esule 
come gli altri, e professava idee totalmente demo- 
cratiche. Più tardi , s' intende , il Grilenzoni nutrì 
contro di lui queir odio violento , che è un santo 
dovere per ogni cuore italiano , per ciascuno che 
ama Y umanità e la libertà. 



A Coirà lece la conoscenza di Felice Orsini. Sa- 
rebbe troppo lungo di enumerare le molte ed illu- 
stri persone, con cui il Griienzoni era in relazione 
affettuosa: era amico di Piero Cironi, di Federico 
Campanella, di Giovan Battista Cuneo, di Maurizio 
Quadrio, di Gustavo e Giulia Modena, di Francesco 
Dall'Ongaro, di Filippo De Boni, di Giorgio Asproni, 
di Saverio Friscia, di Brusco Onnis, del dottore Bei- 
credi, di Luigi Frapolii, delia signora Sara Natban, 
della signora Laura Mantegazza, della signora Maria 
Gnerri, e di moltissimi altri. 

Nel 1848 l' indefesso patriolta raddoppiò la sua 
attività , iniziò e soccorso giornali , e scrisse egli 
slesso con talento ed energia molti articoli per la 
stampa democratica. Se fosse stato meno modesto , 
sdegnando quasi sempre di firmare col suo nome , 
contento di lavorare pei suoi principii , senza cer- 
care la soddisfazione dell' ambizione personale , qui 
si potrebbe meglio accennare a tutto ciò che devesi 
alla sua penna. Ma il suo merito anche a questo ri- 
guardo fu testimoniato da tutti i suoi amici. 

Nel 1848 tornò alfine nella patria, dopo un esi- 
guo di ventisette anni. Che rimembranze , che im- 
pressioni diverse , colpivano la sua anima ! Tro- 
vando ancora gli stemmi austro ducali nelle strade 
di Reggio, fu egli, che fece abbattere questi ricordi 
dell'antica tirannia. I suoi concittadini accolsero l'il- 
lustre patriotta, che li aveva lasciati giovane e che 
tornava canuto, con segni di gioia e di commozione, 
festeggiandolo con affetto, mentre che i nemici della 



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— 21 — 

libertà temevano in lui lo zelante repubblicano. Fu 
eletto Colonnello della Guardia Nazionale , ed eser- 
citò una grande influenza sul partito avanzato. Con- 
sigliò ai Reggiani di non accelerare la fusione colia 
monarchia piemontese , e a loro propose pubblica- 
mente di sottoscrivere la formola seguente: 

« I sottoscritti dichiarano di volersi unire al re- 
gno costituzionale di Piemonte — quando il tedesco 
sarà ricacciato pienamente fuori d' Italia — quando 
la Lombardia, almeno, faccia uno Stato solo col Pie- 
monte — quando sia assicurata una Costituzione li- 
berale al nuovo Stato e con una legge elettorale tale 
che la Camera debba necessariamente essere l'espres- 
sione reale del voto della Nazione — quando sia 
promesso che al popolo sarà serbato il diritto di 
nominare una rappresentanza che debba pronun- 
ciare su questo voto dei soscrittori. — Ed io a que- 
sta formola prometto di sottoscrivere volontieri pel 
primo ». 

Dopo la ristaurazione del Duca, il Grilenzoin tor- 
nava a Lugano, si trattenne poi tre anni a Torino, 
ma dopo si stabili di nuovo a Lugano , ed avendo 
già nel 1834 preso la cittadinanza nel Cantone di 
Argovia, fu libero cittadino della Svizzera. 

Ma non c'era mai moto in Italia, a cui non pren- 
desse parte. Dopo i fatti di Milano nel febbraio 1853 
gli fu intimato un processo dal governo svizzero , 
per casse di fucili, che erano stati trovati. Se fosse 
stato condannato , avrebbe avuto a subire una pri- 
gionia di molti anni, ma fu felicemente assolto dal 



— 22 — 

tribunale di Coirà, dove era accorso egli stesso, per 
esser presente in persona al processo. 

Dopo gii avvenimenti del 1859 Io vediamo di 
nuovo accorrere i n patria , e recarsi a Reggio , ma 
non per restarvi ; dopo breve tempo tornò nel suo 
libero asilo di Lugano, perché la piega che presero 
le cose in Italia non corrisposero al suo ideale. Egli, 
che amava la patria con tanta passione, non poteva 
vederla com' era, senza profondo dolore. 

Nel 1860 alfine riusci a far annullare f ingiusto 
decreto di Rubiera, che confiscava i suoi beni, e, ve- 
gliardo già, dopo le lunghe privazioni di tanti anni, 
che aveva sofferto senza mai lagnarsi , gli fu , con 
sentenza del 30 novembre 1860, restituita l'eredità 
sua. Ma proseguì a vivere senza lusso, senza sfarzo, 
e spendeva la sua fortuna principalmente per le 
cose dei partito suo, e in opere di beneficenza con 
una generosità, bontà ed abnegazione rarissima ; la 
popolazione di Lugano, a cui fu tanto caro, lo sa , 
e se ne ricorderà sempre, come lo sanno i molti e 
molti compatriolti suoi, che trovavano in lui soc- 
corso e aiuto veramente paterno. 

Nel 1862 si recò alla grande assemblea della So- 
cietà Emancipatrice del 9 marzo a Genova, e ivi 
ebbe un lungo e vivace colloquio intimo col Gene- 
rale Garibaldi, che lo stimò altamente, ed ascoltò 
con venerazione i consigli franchi e sinceri del ca- 
nuto patriotta. 

Nel 1865 gli amici di Grilenzoni volevano farlo 
eleggere al Parlamento Italiano; il Generale Garibaldi 



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— 23 — 

lo raccomandava caldamente come candidato. La sua 
elezione a Caslelnovo ne* Monti fu con violenza com- 
battuta in una tempestosa seduta della Camera dai 
suoi nemici politici, sotto il pretesto che era citta- 
dino svizzero e non più cittadino italiano. Ma alflne 
i suoi avversarii furono sconfìtti , e V elezione di 
Castelnuovo ne' Monti fu convalidata. Il Grilenzoni 
però fedele alla sua fede repubblicana, non poteva 
acconsentire a prestare il giuramento alla monarchia, 
e rifiutando il posto offertogli, pubblicava la lettera 
seguente ai suoi elettori: 

« Profondamente commosso per l'onore che nella 
vostra bontà voleste compartirmi coli' eleggermi a 
vostro deputato al Parlamento, a Voi ben ricono- 
scente mi volgo, o elettori carissimi, per presentarvi 
i miei vivi ringraziamenti. Vi domando perdono se 
prima d* ora non feci con voi questo atto di do- 
vere e di animo grato, ma una grave infermità me 
lo ha sin qui impedito. 

« Con grandissimo mio dolore però , mi trovo 
nella assoluta necessità di dovervi dichiarare che 
accettare non posso la nomina cui vi compiaceste 
onorarmi , e dico con dolore , essendo una grande 
pena per il mio cuore il non poter corrispondere 
all' onore che mi fecero ed all'affetto che mi dimo- 
strarono quelli tra Voi che mi favorirono col loro 
voto. Non vogliate per questo , o elettori , accagio- 
narmi d' ingratitudine , che anzi vi prego di essere 
convinti che serberò per sempre la più dolce e ri- 
conoscente memoria di tanta bontà vostra verso di me. 



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« Ma vi sono voci di coscienza, di profonde con- 
vinzioni e di dovere che impongono all' uomo una 
linea di condotta, dalla quale, secondo il mio modo 
di vedere e di sentire , non deve dipartirsi né de- 
viare giammai. 

« Non é più tempo d'illudersi. Il male operato da 
tutti i poteri dal 1859 in poi — pur troppo sem- 
pre sostenuto ed approvato dalle Camere e dal Se- 
nato — é stato tanto e tale che non è possibile 
rimediarvi senza un cangiamento di sistema, me- 
diante il quale si possa rifare la tela della Unità 
e della vera Libertà e Indipendenza dell'Italia, lacerata 
in ogni guisa e sinora iniquamente giuocata come 
le vesti del Redentore. Il voler rattopparla uon sarà 
che tempo sprecato — vana ed inutile speranza — 
fatale illusione ne' buoni — e perciò il rifarla da 
capo é una inesorabile necessità onde avvisare po- 
tentemente alla salvezza degli interessi all'interno, 
e per poter rompere con ardita e risoluta mano i 
fatalissimi accordi che ha imposto , ad un governo 
senza morale e senza dignità, un insolente e pre- 
potente straniero. - 

« Chi si presenta ora al Parlamento deve prestare 
giuramento, ciò che logicamente implica d'aver per 
accettato tutto il male già fatto e compiuto, tutta 
infine la presente fatale condizione di cose, che nes- 
suno può ignorare che trae a rovina l' Italia, ed io 
per il buon Dio non mi sento da tanto. 

« 11 Plebiscito tradito, violazioni patenti dello Sta 
Urto impunemente consumate, stabilito a piacer cIp! 



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— 25 — 

governo il più schifoso arbitrio, denegata la giusti 
zia , rovinate le finanze , portata qual vanto la più 
codarda servilità alle esigenze e ai voleri dello stra- 
niero, sacrificata la dignità nazionale, exo accennata 
per sommi capi la bella situazione del giorno, coro- 
nala dal più generale malcontento. E ad un com- 
plesso di tante enormezze quale bavvi rimedio da 
un radicale mutamelo di sistema in fuori? 

« Ben lungo tempo mi mostrai rassegnato a quanto 
esser sembrava volontà generale del popolo, frenando 
entro me l'antica mia fede repubblicana, augurando 
che non venissero tradite le nazionali speranze e 
che potessero esser tradotte in realtà. Ma fu errore 
il mio e grave colpa, lo confesso. Alfine, il tristo e 
sempre più rovinoso andamento delle cose mi rese 
convinto che per un dannoso rispetto alla fallace 
opinione del popolo io non sacrificava che ad una 
ben funesta illusione, ed allora francamente ripresi 
a propugnare senza ambagi la mia fede primiera e 
quei principi] eh' io nudriva in core, dai quali non 
mi dipartirò mai più nel Pensiero e nella Azione 
per tutta la mia vita. 

« Quindi la mia coscienza recisamente mi vieta 
di accettare un posto nel Parlamento cosidetto Ita- 
liano, Parlamento che d'altronde non potrà mai rap 
presentare moralmente il Paese , perché eletto da 
suffragio ristretto a classi privilegiate e non già dal 
voto della intera Nazione. 

« Mi propongo, elettori carissimi, di meglio esporvi 
in seguito tutto quanto sento e penso intorno alla 



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condizione d' Italia , ma ora ancor convalescente ed | 
affranto di forze qual mi trovo , non mi é dato di 
poterlo fare. 

« Frattanto rinnovandovi i miei sentiti ringrazia- j 
menti, credetemi colia più distinta stima e profonda j 
riconoscenza ». ; 

Vostro Dev. Obb. Servitore 
Giovanni Grilehzoni. 

Lugano 7 Novembre 1865. 

È naturale che una dichiarazione cosi sincera, 
doveva dare ai nervi a molti, minori di lui in lo- : 
gica e in fermezza! I 

I nemici del Grilenzoni, arrabbiati delle prove di 
stima e di venerazione che egli ricevette numero- 
sissime , e stizziti , più di tutt' altro , della sua ele- 
zione al Parlamento e del modo col quale la ri- 
fiutò, vogliosi di fargli del male, dissotterravano 
dagli archivi di Modena due petizioni sue, dirette 
al duca nel 18S8, pel suo ritorno in patria, e 
volevano fargli di ciò un crimine grave. Non pen- 
savano che non riuscirebbero ad altro , che a j 
fare risplendere di più i grandi meriti del Grilen- I 
zoni, perchè nella sua vita settantenaria questi ne- 
mici, con tutta la loro malevolenza e il loro veleno, 
non potevano trovar altro difetto a rimproverargli, 
che queir amor di patria appassionato , che lo in- 
dusse a petizionare che si revocasse un* ingiustissima 
condanna, — cosa che perdonerebbe anche un Ca- 
tone! Se il venerando vegliardo avesse fatto queste 



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- 27 — 

petizioni unicamente per quell'affetto del suolo na- 
tio, che sentiva cosi profondamente, chi vorrebbe 
fargliene una grave colpa ? Ma , facendo cosi , pen- 
sava più di lutto a giovare all' Italia colla sua pre- 
senza. Sarà necessario di dire ancora una parola 
sulle espressioni delle petizioni suddette ? No ! Chi 
conosce il cerimoniale che contorna ogni principe, 
saprà benissimo che una lettera che non contiene 
il frasario usuale, non è neppure ricevuta, frasario, 
che poi non equivale nient'altro che al buon giorno 
e allo stimatissimo signore, che diamo anche a quelli 
che non stimiamo affatto , senza esser accusati per 
questo di debolezza o di falsità. I suoi nemici in- 
vece, lungi di esser Catoni, avevano fra le loro file 
precisamente tali che avevano accettati stipendi dal 
duca! — Il Grilenzoni poi disprezzava queste in- 
giuste accuse, colla tranquillità serena che gli ispi- 
rava la sua buona coscienza. 

Il Grilenzoni fece un matrimonio d'affetto e sposò 
una egregia Luganese, che gli é stata lunghi anni 
una buona ed eccellente consorte, ed ora piange la 
perdita dello sposo venerato. Chi entrava nella villa 
della Costanza a Vi panello presso Lugano, dove abi- 
tava il Grilenzoni colla moglie e le due sorelle di 
essa, doveva accorgersi al primo sguardo che era 
in mezzo alla pace e felicità domestica, che la virtù 
senza pretensione , la sincerità e bontà del cuore , 
T ospitalità la più urbana e la più amabile vi re- 
gnavano dappertutto. Questa era vera democrazia! 
Tutti gli amici si ricorderanno con affetto della 



villa Costanza, che ebbe illustre ospite anche alcune 
volte Giuseppe Mazzini, di cui si trova il ritratto in 
ogni stanza. Viganello è un piccolo paradiso di bel- 
lezza ; il cielo vi è sereno ; é cielo italiano ; dalla 
villa si gode la veduta del lago splendente e ro- 
mantico, circondato dai prati e dalle montagne, co- 
perte di verdura, che rallegrano l'occhio; il giardino 
coi suoi fiori riempie Y aria di deliziosi profumi, 
e la limpida fontana vi mormora sommessa. Due 
abeti e un gruppo di cipressi danno ombra alla casa. 
La vicinanza di Milano rese facile la continua co- 
municazione col resto d'Italia. Gli amici colà anda- 
vano di spesso per ascoltare i consigli del tanto 
stimato patriotta, e per godere della sua conversa- 
zione animata ed attraentissima, sia che raccontasse 
della sua vita passata, tanto ricca e variata, sia che 
parlasse con fuoco ed eloquenza della situazione 
d' Italia, e dei mezzi che abbisognavano per la sua 
salvezza. Rimase sempre giovine di cuore e di spi- 
rito fino alla sua ultima ora. Non si poteva vederlo 
senza aver stima ed affetto per lui. Era un bellis- 
simo vegliardo, un modello di dignità ; era alto di 
statura, ebbe le fattezze piene di espressione e di 
carattere, i suoi begli occhi splendevano di fuoco 
virile, la barba bianca gli stava bene, come pure il 
beretto cremisino, che soleva portare in casa. Un bel 
busto del meritevole scultore Giovanni Spertini di 
Milano, ci conserva la sua fisonomia carissima. Era di 
buona salute, ma le disgrazie dell'Italia se le prese a 
cuore in un modo che ne sofferse poi anche fisicamente. 



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Dopo le sventure di Custoza e di Lissa, ho veduto 
quest'uomo venerando, cosi virile, così forte, cosi 
energico , scoppiare in lagrime amare , leggendomi 
un articolo del giornale ■ il Sole » che trattava 
della situazione dell' Italia. Il suo dolore era impo- 
nente, non si poteva vederlo senza esserne viva- 
mente commosso. Ciò che disse allora, adesso non si 
può stampare , ma io me lo rammento , e lo dirò 
forse un giorno. La fiamma della libertà , 1' amore 
per F Italia ardeva sempre nella sua anima. 

Il SI di marzo 1868 cessò di vivere. Tutti quelli 
che l'hanno conosciuto, non finiranno mai di pian- 
gerlo, non si avvezzeranno mai al pensiero della di 
lui perdita. Il Mazzini ha perduto in lui uno dei 
più antichi e dei più fidati amici. 

Se avesse lasciato memorie, sarebbero certamente 
di grande importanza, e sarebbe a desiderare che 
fossero pubblicate. 

Sulla sua tomba dissero parole d'affetto Airoldi, 
membro del gran Consiglio Svizzero, Brusco Onnis, 
uno dei Direttori dell' Unità Italiana , e il Profes- 
sore Pederzolli. Un testimone oculare ha raccontato 
nell'Unità Italiana come nel gran corteo che seguiva 
la sua salma, oltre il concorso delle classi superiori, 
vi erano anche tanti poveri riconoscenti, che Io -be- 
nedivano , dicendo 1* uno , che lo soccorse per un 
debito , 1' altro che lo aiutò a comprare un campi- 
cello, un terzo che gli mandò il medico, ecc. La 
Società Operaia di Sarapierdarena ha messo il lutto 
alla di lei bandiera per un mese in suo onore. Molti 



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dei suoi amici personali e politici di Reggio hanno 
mandato un indirizzo alla sua egregia vedova per 
esprimerle il loro cordoglio. Il Mazzini le scrisse 
una lettera affettuosa per confortarla. 

Diamo un ultimo addio alla sua bella anima, e 
ogni volta che vogliamo confortarci col pensiero d'un 
virtuoso patriotta italiano, ricordiamoci con ricono- 
scenza di Giovanni Grilenzoni. 

Firenze, Marzo 1868. 



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